Village Vanguard

Disponibilità

Date a richiesta

Elisabetta Fadini voce narrante
John De Leo voce
Fabrizio Bosso tromba e flicorno
Julian Oliver Mazzariello pianoforte
Luca Alemanno contrabbasso
Nicola Angelucci batteria

in collaborazione con Giovanna Mascetti e Ass. Lugocontemporanea

Lo spettacolo, dedicato al leggendario locale, il Village Vanguard nel Greenwich Village di New York non è solo la rievocazione di un luogo di culto del jazz.. uno dei più importanti locali dove il jazz vide i suoi primi albori, ma vuole essere un omaggio ai grandi maestri che ci sono passati “tra “poesie”, sbronze, fumo e musica”.
La musica, la vita e gli aneddoti dei più grandi musicisti che la storia del jazz abbia visto: Miles Davis, Thelonious Monk, Art Blakey, John Coltrane, Bird-Charlie Parker, Sonny Rollins, Charles Mingus. Un incontro tra brani immortali che sono divenuti gli standard jazz, aneddotica (recitazione) e canto.
L’idea è quella di ripercorrere sera dopo sera, sessant’anni di storia e di letteratura in grado di coniugare le piccole grandi storie, le gelosie, le eccentricità, le solitudini e la gioia di tutti questi grandi artisti, con le tensioni di una società in profonda trasformazione e che solo il jazz (o il blues) sono riusciti a mettere sul pentagramma. Proprio per entrare nell’atmosfera profonda e dal vivo del Village Vanguard l’idea è di costruire per l’occasione un gruppo di musicisti in grado di esprimere e di catturare le differenti personalità di questi “giganti” e di fermare, se è possibile attraverso una serie di quadri narrati nelle lunghe notti di questo mitico locale.
Un viaggio attraverso la musica, la parola e il canto, che vede in scena Fabrizio Bosso e il suo quartetto, Elisabetta Fadini che narra le vicende di questi grandi musicisti e della baronessa Pannonica Rothschild De Koenigwarter- Nica, (loro amica, che cancellò censo e privilegi per diventare la biografa, la mecenate e l’”infermiera” dei grandi del jazz -in primis di Charlie Parker e Thelonious Monk-) e John De Leo nella duplice veste di cantante crooner e di voce narrante.
“Quando sono entrato per la prima volta al Vanguard Village” ha detto Max Roach, “ho sentito bicchieri che tintinnavano, voci che parlavano di salute e di cedimenti mentali, canzoni profumate di blues e scale musicali, uscite dalla fragilità e dalla provocazione, dall’orgoglio e dalla disperazione. Per un momento ho pensato che in quel locale regnasse il caos, allora avevo soltanto diciassette anni, poi ho capito, ascoltando le voci alterate dall’alcol e guardando i bicchieri e quelle mani che stavano scrivendo le pagine della mia musica, che li c’era la nostra casa e scorreva il ritmo del jazz. Noi non siamo solo musicisti ma anche uomini che, quando salgono o escono dal palco, hanno voglia di urlare o di piangere…”

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